Primavera e seta, fantasie ed alberi in fiore.
Queste sono le parole che mi vengono in mente mentre ripenso all’incontro con Francesca Serafin, la donna che porta il suo pensiero sui quadrati di seta, gli stessi che l’hanno lanciata nel mercato più ricercato dai gentiluomini, quello del dettaglio.

Davanti a me, per una tazza di caffè con La Rivista, c’è Francesca con il suo incontenibile sorriso che trasborda ogni qual volta mi indica le sue creazioni, per parlarmene, per trasmettermi quello che ha dentro.
Ci riceve nel suo ufficio a Milano, si vede che è a suo agio: lo spazio è creato a sua immagine e somiglianza.

Un’infinità di colori, stoffe e scatole pronte a sparpagliarsi nelle caselle postali del Mondo – scrigni di questi pezzetti del nuovo Made in Italy – ci circondano durante la nostra chiacchierata.

Ciao Francesca, grazie per averci accolto in “casa” tua. Entriamo subito in azione: chi sei e dove arriverai?
Grazie a MòClub ed alla sua La Rivista per questa opportunità, in primis.
Hai detto bene: questa è come se fosse casa mia, considerando il tempo che passo qui dentro a lavorare alla mia realtà imprenditoriale, Serà Fine Silk, marchio e strumento per comunicare al Mondo la mia visione della bellezza italiana.
Spesso non è facile lasciar che la seta “parli” ma, fortunatamente, se ben destreggiata durante la produzione riesce a trasmettere delle sensazioni, grazie alle sue caratteristiche come la lucentezza e la sua inconfondibile sofficità.
Ma prima di arrivare a tagliare i primi quadretti di seta dal bordo cucito a mano, ho studiato i codici e le leggi di molte nazioni. A Milano ho conseguito la laurea in Giurisprudenza, presso l’Università L. Bocconi, dopodiché ho avuto l’opportunità di intraprendere il percorso dell’avvocatura, lavorando in giro per i continenti. La carriera forense procedeva spedita fin quando, per caso, ho creato una pochette con del tessuto vintage. Quella della ricerca

dei tessuti del passato e degli indumenti particolari è un’attività che coltivo sin da quando son piccola. Non avrei, di certo, mai immaginato che si sarebbe più tardi trasformata in una skill fondamentale per il business di cui vivo oggi.
Ad ogni modo, quella famosa prima pochette ha generato una quantità di domanda incredibile da parte dei miei amici e colleghi, i quali, iniziavano a chiedermi di realizzarne per loro. Ho iniziato a produrne, aperto i profili social del neonato Serà Fine Silk e, senza rendermene conto, a spedire le mie pochette around the world. Dove arriverò ancora non lo so, o forse, non l’ho ancora deciso. Nel frattempo, mi godo il viaggio e continuo a lavorare senza sosta affinché la mia azienda possa diventare iconica tra quelle degli accessori di lusso italiani.

Dal gioco alla realtà: molte business idea di successo nascono così, senza programmare eccessivamente. Quando hai capito che bisognava strutturarsi per fare il salto di qualità?
Ho sempre pensato che il team sia lo spartiacque tra fallimento e successo di una qualsiasi realtà lavorativa aziendale. Son andata avanti sola fin quando son riuscita ad occuparmi di ogni aspetto del business ma, si sa, un’azienda non è fatta di un solo front-man (o front-woman, in questo caso, ndr.) o del solo creativo. Grazie al team ora posso finalmente concentrarmi, al meglio, sul lato creativo e sul marketing. Sicuramente, man mano cercheremo figure sempre più specializzate in ogni ambito, affinché il progetto avanzi sempre più.

Il logo di SeràFineSilk è una specchiera barocca stilizzata, le fantasie dei tuoi prodotti riprendono un po’ le linee di quel periodo, cosa ti sussurra questo stile?
Mi piace molto l’arte di quel periodo ed infatti, la scelta del logo non è stata casuale. In realtà, prima di essere il nostro logo, è stato il primo espositore (oggi visibile durante i trunk-show).
L’arte italiana credo sia incredibilmente bella, dunque nei miei disegni cerco di fondere caratteri e caratteristiche dello stivale. Di certo il barocco è stato un momento in cui l’attenzione al dettaglio era incredibilmente accentuata e, le mie creazioni, sono sviluppate con lo stesso standard. Da Como prendo la miglior seta, spesso vintage. Mi avvalgo poi dei migliori artigiani italiani per cucirla a mano. Sono dei prodotti dal DNA 100% Made in Italy.
Infatti, l’ultima collezione è ispirata, per colori e nomi, ai posti più belli d’Italia: dalle isole alle città più significative, ho cercato di imprimere in ogni pochette un qualcosa che potesse ricordare il nostro Bel Paese. 

Accessori o total look: dove vuoi arrivare? E come credi di voler comunicare il tuo prodotto per il futuro?
Ad oggi sviluppiamo una vasta gamma di accessori da uomo. Ancora c’è da percorrere tanta strada prima di implementare il portfolio prodotti. Nel frattempo, cerchiamo di fare al meglio quel già che facciamo, senza sbavature o difetti. Produzione limitata, qualità infinita.
Circa la comunicazione è inutile ribadire che il web ed i social sono il futuro. La difficoltà per noi brand, ad oggi, è capire bene a quali ambassadors associare i nostri prodotti: quella del fashion influencing è una giungla, piena di insidie ed apparenti oasi. Per evitare inutili perdite di tempo, ho sviluppato la mia strategia, basata sulla coerenza. Il mio marchio voglio che sia un vettore di un messaggio, della qualità. Dunque sarà associato, ora e sempre, a figure capaci di far lo stesso. 

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