Gentildonne, Gentiluomini, bonsoir. 

Trattandosi del primo numero di questa piccola, casual, leggera rubrica -una rubrichetta- voglio condividere le règles du jeu con i miei venti lettori. A differenza di quel famoso milanese di nome Alessandro, che utilizzava i venti lettori come espediente retorico ed esercizio di modestia, nel mio caso credo si tratti di una stima, più che veritiera, direi, ottimistica. Non importa che stiate leggendo di mattina, pomeriggio o sera, la nostra piccola convenzione sarà che questa chiacchierata tra di noi avrà carattere serale: luce calda e soffusa, un vinile di Glenn Miller nel giradischi, un sigaro caraibico (o un kentucky fermentato Extra-Vecchio) o una pipa per gli amanti del fumo lento e un bicchiere del vostro distillato preferito. Se non vi piace nulla di tutto ciò potete tranquillamente leggere questa rubrica alle due di pomeriggio con la luce del sole mentre ascoltate i Rolling Stones e bevete un gustoso succo d’arancia: la libertà prima di tutto.
Mi si consenta ora un breve passaggio sul nome della rubrica stessa.
Inizialmente ero orientato verso “Pipe Mentali”, ma le suggestioni che tale nome evocava, per quanto con le migliori intenzioni, potevano essere oggetto di fraintendimento. Allora avevo ripiegato su “Sfaccèndati”, con l’accento tonico sulla “e”, che nulla aveva a che fare con il sostantivo plurale maschile “gli sfaccendati”, ma voleva invece essere – imperativo seconda persona singolare – un invito edonistico a rivendicare e trovare del tempo per godere delle cose che ci piacciono, un’eco senecana del “vindica te tibi”. Alla fine, mentre pedalavo per Milano in direzione Brera, come un lampo ho avuto la rivelazione, grazie allo spunto di questa città magica: galanDuomo, un’epifania.
Il tema della rubrica sarà sempre lo stesso, vale a dire non sarà mai lo stesso: tante piccole cose, oggetti, eventi, libri, bibite, idee, situazioni che di volta in volta mi colpiscono e, di rimando, vi colpiscono – nel senso che io ve le tiro addosso attraverso questa rubrica, sperando di non lasciarvi lividi, poi magari a voi fanno ribrezzo, mi assumo il rischio.
Il riferimento al Duomo, per un milanese d’adozione da 4 anni come me, vuole rendere omaggio alla città più Milanese d’Italia (e grazie, direte voi), ma dove milanese non è solo IGT, Indicazione Geografica Tipica, ma è un vero e proprio sentimento che rispecchia tutto ciò che scorre, con pacata frenesia, sotto la dorata guglia meneghina della “Madunina”. Non c’è bisogno di specificare che molte delle ispirazioni per le nostre chiacchierate vengono proprio da Milano nella sua accezione più ampia.
 Allora, visto cheoggi vi ho già frastornato con i preamboli, l’argomento del giorno sarà breve, come la sua preparazione.
Oggi vi presento la ricetta di un nettare speciale, tanto veloce da allestire quanto prelibato da sorseggiare: lo Champagne Cocktail.
L’invenzione di questo cocktail risale secondo alcuni ad una gara tra giornalisti tenutasi negli anni ’30 del ‘900, ma in realtà la sua nascita è sicuramente anteriore, poiché viene citato già da Mark Twain in “The Innocents Abroad”, pubblicato nel 1869. La ricetta è giunta a me tramandata da un mio antenato che conosceva bene Mark Twain – è quello che mi piacerebbe raccontarvi. In realtà la ricetta mi è stata regalata da un mio carissimo amico, Michele, che me l’ha fatta insegnare direttamente da uno dei bartender/maestri di vita più rinomati di tutta la Lombardia, il mitico Angelo dell’Enoteca Teatro di Soncino. Vado al sodo perché so già che vi è venuta l’acquolina in bocca. Prendete un calice, versate un cucchiaio di zucchero di canna, aggiungete delicatamente due/tre gocce di angostura, versate un cucchiaino (1.0 cl) di brandy, cognac o bas-armagnac (io uso un Bas-Armagnac Sempè). Dopodiché fate roteare gentilmente ma energicamente il bicchiere, in modo da causare lo spargimento dello zucchero e del cognac sul fondo del calice. Versate poi lo champagne / prosecco / spumante: a dispetto del nome del cocktail, l’importante è che si usino le bollicine (per mantenere le proporzioni con il cognac, diciamo 9.0 cl). Infine, lasciate cadere una ciliegina al maraschino sul fondo e preparatevi al coup de grâce: spremete (simbolicamente, non con troppa forza) una scorza d’arancia in cima al bicchiere, scorza che userete anche per bagnare il bordo del bicchiere stesso, per donare una nota agrumata al vostro nettare. Per questa sera è tutto.

Assaporatelo e godetene. Attendo il vostro parere.

À la prochaine!

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