Sì. Grazie.

Il sorriso è una gran bella forma di educazione.
Non si tratta dell’educazione fatta di cerimonie che oscillano tra galateo e vassallaggio, non è neanche un malinconico riferimento agli “uomini di una volta”, è una questione di empatia, si tratta di mettersi nei panni delle altre persone e accogliere con un sorriso l’approdo al vostro incontro. Si tratta di ringraziare, sempre.
Quando ordiniamo il caffè, quando ci portano il caffè, quando paghiamo il caffè. Ringraziare chi ci dà la precedenza in macchina anche quando abbiamo la precedenza, ringraziare chi ci raccoglie spontaneamente qualcosa che ci cade di mano. Per quanto risultino piccole premure, fanno la differenza e possono condizionare in piccola parte l’umore altrui.
Questo vale per qualsiasi situazione con cui capita di affacciarci nel corso delle nostre giornate. Andare in un bel locale in cui i gestori sono scontrosi, è come frequentare una bella donna con un brutto carattere: potremmo passarci una, due, anche una decina di serate, ma non potrà mai diventare il nostro posto preferito.
È importante preservare i rapporti interpersonali e frequentare le persone giuste; circondarsi di persone sorridenti spesso aiuta ad avere un atteggiamento positivo e spesso avere un atteggiamento positivo determina un umore positivo. Assorbiamo i sorrisi di chi ci sorride e lasciamoci contagiare dalla gentilezza di chi incontriamo per caso, ma soprattutto cominciamo sempre da noi stessi.

Il medico Patch Adams, fautore della terapia del sorriso negli ospedali, diceva:”Una risata può avere lo stesso effetto di un antidolorifico: entrambi agiscono sul sistema nervoso anestetizzando e convincendo il paziente che il dolore non ci sia”.

Se considerassimo ogni giorno il beneficio terapeutico che può avere un sorriso, ci renderemmo conto di quanto essere gentili possa cambiare davvero il nostro approccio alla vita.

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