Una volta introdotti nel mondo del fumo lento e averne compreso i principi, inizia il lungo percorso di apprendimento che accompagnerà il “viaggiatore” neofita per tante intense fumate.
Fondamentale è la scelta del primo sigaro, quello che ti forma il palato e ti inizia alla giusta meccanica di fumata.

Chi si è appena affacciato a questo mondo può perdersi nella moltitudine di prodotti in vendita, con il rischio di allontanarsi da questa straordinaria passione, poiché sviato dall’indecisione o dalle scelte sbagliate, proprie di chiunque si avventi in qualsiasi nuovo ed inesplorato campo. Sarebbe inutile e controproducente iniziare, ad esempio, con un Cohiba o con un con un Montecristo, sigari di estrema qualità e valore, perché la complessità di aromi e la particolare attenzione dovuta a tali sigari non permetterebbe di capire e godere appieno della fumata, lasciando il neo fumatore in balia di uno tsunami di sensazioni, difficilmente decifrabili e catalogabili, non essendo ancora in possesso degli strumenti necessari alla comprensione. Scegliere bene è fondamentale! E’ importante acquistare la vitola adatta, cioè il formato del sigaro: è consigliabile, per iniziare, una mareva o un petit corona. Adatto allo scopo è sicuramente il Partagas Mille Fleurs: perfetto come formato (petit corona), facile da gestire e con uno spettro di sapori e aromi non eccessivamente variegato.
Una volta acceso correttamente (qui si apre una diatriba che affonda le radici al momento della scoperta delle americhe – probabilmente – circa l’utilizzo della fiamma morbida o del c.d. jet), apprezzerete subito sentori di legno e di tostatura che si evolveranno in note dolci e cremose sempre più accentuate fino alla metà del sigaro. Di qui alla fine emergono note vegetali e amare senza che il fumo, nella sua interezza, si poggi su questa caratteristica. La forza si mantiene media (⅖, in una ipotetica scala d’intensità), il tiraggio è perfetto e la combustione è regolare, nessun bisogno di correzioni.
Il Mille Fleurs è un ottimo sigaro, ben bilanciato che presenta una discreta evoluzione e con un ottimo rapporto qualità/prezzo.

Le opportunità non mancano e qualora non vi andasse di iniziare il vostro percorso con un sigaro cubano, o caraibico in generale, potrete ripiegare sull’alternativa italiana: il sigaro toscano.
Nato per caso più di 200 anni fa, il toscano è diventato un’eccellenza italiana ed è apprezzatissimo in patria e all’estero. Il tabacco utilizzato per questi sigari è il Kentucky, fatto fermentare e poi curato a fuoco per ottenere il suo inconfondibile aroma affumicato e tostato, un antico profumo, di quelli che si associano ad un tempo passato ed alle sue figure, come i nonni ed i loro gesti rituali, tra i quali il sigaro, onnipresente, tra le labbra, acceso o spento che fosse.
Ne risulta, chiaramente, un sigaro completamente diverso dal caraibico, sia per tipologia di tabacco, sia per costruzione e forma (il ripieno è trinciato e la forma e bitroncoconica), per aromi e forza. Anche in questo segmento del mercato è reperibile una vasta gamma di prodotti tra i quali scegliere, anche se al momento, la ricetta più vicina all’origianale, è quella prodotta da Manifatture Sigaro Toscano.
Solitamente, il toscano lo si può reperire già ammezzato, i famosissimi toscanelli, oppure intero da fumare alla “maremmana” o da tagliare in seguito.
Per iniziare il percorso dei sigari toscani è consigliabile partire dal più morbido e facile da fumare, il Garibaldi: non esagerata la nota affumicata, i sentori erbacei fanno gli onori di casa, non molto intenso, docile,  è facile da gestire in fumata ed è perfetto per approcciare il mondo del tabacco Kentucky. In alternativa, il Buttero, prodotto da Moderno Opificio Sigaro Italiano: simile al Garibaldi ma più aromatico ed intenso, con delle gradevoli note terrose e di carruba, senza diventare eccessivamente vigoroso e difficile.

Qualunque sia la vostra scelta, caraibico o Made in Italy, godetevi la vostra fumata: il vostro tempo tra le capriole di fumo è prezioso, giovatene fino in fondo!

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