Ottobre 2017, Milano, ultimi raggi di sole prima della solita nebbia. Questa mattina a bere una tazza di caffè con La Rivista c’è Fabio Attanasio, lo storyteller ben vestito, amante della sartoria prima, imprenditore poi. Non sarà la solita intervista dove parleremo di business e di altre cose ahimè ripetutamente trite ma, sarà una chiacchierata tra amici, cercando di raccontare il lato interiore e perché no, privato, del nostro interlocutore.

Buona lettura.

Fabio, ormai sei un’icona nel tuo genere: 30 anni, decine di migliaia di followers sui social e la capacità di raccontare l’artigianalità da ormai ben cinque anni. Ma facciamo un passo indietro con 3 keywords che sicuramente susciteranno in te qualche sentimento: Napoli, Liceo, Adolescenza.

Simone, hai toccato i tasti giusti. Tutto ciò può racchiudersi tranquillamente già nella prima parola chiave: Napoli. Benché viva ormai da dieci anni a Milano, i ricordi, i profumi, la bellezza di casa non li dimentico mai. Ho frequentato un ottimo liceo classico in cui, ahimé, l’attenzione all’estetica era considerata una futile vanità. Non so perché, credo facesse parte di un ideale di protesta dei miei compagni di banco o forse era semplice incuria. La mia ricerca della qualità nell’artigianato e della bellezza nel saper fare credo sia stata una sorta di reazione difensiva alla totale disattenzione al bello da parte di chi mi circondava.

E la sartoria? Affare di famiglia o Milano e via del Gesù ti hanno infuso l’amore per l’arte del vestire? Un esempio del ben vestire l’ho sempre avuto in casa. Mio padre era quotidianamente in abito e in lui notavo una caratteristica tanto incredibile quanto rara: quando tornava a casa, alla sera, era più bello di quando usciva al mattino, nel senso che i suoi abiti sempre ben fatti ed abbinati, non si lasciavano soggiogare dalla routine del lavoro. Credo che quello sia stato un imprinting notevole. Milano, poi, ha fatto il resto.

Milano e gli studi giuridici: nobile percorso. Però, detto tra noi, qual è stata la reazione prima facie della tua famiglia quando venne a conoscenza del tuo non voler essere proseguire con una professione legale bensì dedicarti alla tua passione?

Ricordo perfettamente sia il momento di cui mi chiedi sia la loro espressione: erano fortemente spaventati. E posso comprenderli, non li biasimo. Benché loro siano giovani e giovanili, comunque sia fanno parte di un’altra generazione che ha visto nella laurea e nel perfezionamento degli studi una porta importante verso il successo e l’affermazione in ambito sociale e lavorativo. Per loro inizialmente, la mia scelta è stata un po’ “lasciar il certo per l’incerto”. Ma ben presto hanno cambiato idea, passando ad occupare la prima fila dei miei sostenitori, quando hanno notato che nonostante le difficoltà iniziali riscontrate in questo mio percorso, nonostante i sacrifici immensi che ho affrontato per poter parlare al mondo del “fatto a mano”, tutto ciò, lo facevo con passione, verve ed amore. Il mio essere felice, ha reso felice anche loro. Ora, mia madre soprattutto, è la mia prima lettrice ed attenta critica (ride, ndr).

Argentina 2011, quel Derecho ambiental e i vari siti internet di sartorie ed e-commerce. Che mi sai dire di quel Fabio combattuto tra la carriera di business lawyer ed il click della tastiera per scrivere di italianità?
Scena tragicomica. Ero lì per studiare ed invece ho passato sette mesi ad imparare lo spagnolo più che il diritto ma lì ho capito che era arrivato il momento di iniziare a dar voce alla mia passione, un ragazzo che parla ad altri “Dudes”, amanti del “bespoke”, dell’eleganza classica, questa sconosciuta. Ecco dunque il titolo del mio blog. Ed il bello è che il suggerimento per l’iniziativa venne da una mia amica. Quando si dice posto giusto al momento giusto, ed anche persone giuste. Tornato a Milano, ero deciso a farla diventare la mia strada. Abnegazione, dedizione e sacrificio, questa la mia ricetta preferita che ancora preparo ogni giorno, cui va aggiunta sembra un’inidispensabile dose di fortuna.

1987, “una magnifica annata” per i bocconiani direbbe Riddley Scott. Da un lato tu, dall’altro Chiara Ferragni, anche lei giurista (o quasi) di via Sarfatti 25. Oggi il meccanismo dell’advertising sui social tramite brand ambassador sta andando a gonfie vele. Come credi cambierà nel giro di tre anni questo sistema? Si prevede una saturazione?
Personalmente credo che il mercato sia già piuttosto saturo. Di certo ora è nel momento massimo, ma non so come si evolverà, è un po’ la domanda che ci poniamo tuti nel settore. Il mercato dell’uomo è totalmente differente da quello della donna, ancor più se abbandoniamo il fashion per approdare nel porto della sartoria. All’uomo interessa molto di più la storia del prodotto, il know how che vi sta dietro, non più il marchio fine a se stesso. Dunque occorre raccontare. La donna agisce più d’impatto da questo punto di vista. Chi è partito per primo continua a crescere in termini di seguito, anche se con curve molto più morbide. Vedremo come andrà…

Spero non te la prenda e non fraintenda cosa sto per dire ma, spesso, te come altri bloggers, siete accusati di essere dei marchettari, delle escort della comunicazione. La verità, se c’è, qual è? Questo è un tasto molto sensibile per me, perché biasimo totalmente quei blogger che creano notizia solo dietro pagamento, a prescindere dalla loro identità, che spesso è assente. Ho scritto spesso recensioni negative sui prodotti inviate da marchi o sarti affinché io li recensissi. Non credere che dire di no ai soldi in cambio di feedback sia una cosa facile. Poi arriva un momento in cui devi anche trovare un equilibrio tra sogni e business, poiché solo di sogni non si vive ma, credimi, non hai idea di quante partnership io rifiuti quotidianamente per questa motivazione. Io voglio essere sincero con chi mi legge e lego dunque il mio nome solo a marchi di cui davvero comprerei dei prodotti se fossi un consumatore.

Smartphone: strumento di lavoro sicuramente ma, quanto tempo spendi al giorno sui social? Come, secondo te, sarebbe stato possibile il tuo percorso professionale se fossi partito 10/15 anni fa?

Senza il mondo dei social e della comunicazione veloce, credo che, a quest’ora, sarei ancora a scrivere pezzi sulle rubriche di testate anche importanti a pochi euro al pezzo, senza magari molte soddisfazioni e tanta polvere ancora da mangiare. I social ci hanno dato una vetrina mondiale a

costo zero. Incredibile a pensarci. Lo smartphone (in quel frangente lo prende dalla tasca della giacca davanti a me ed, in 5-6 secondi, gli arrivano decine di notifiche e mail, ndr) è e deve essere a parer mio solo uno strumento. Più ne sto lontano, più ne sono felice. Io mi rendo conto di essere piuttosto affetto da “smartphonite”, come tutti ma, faccio il possibile per vivere la vita reale, quotidiana, di ritagliarmi spazi di tranquillità per me. Immagina, Simone, che io ogni giorno cerco di ritagliarmi un momento di libertà dall’online, dove potermi dedicare a passioni offline. Non hai idea di che impresa sia…

Vita privata: stories off e passioni on. Chi è Fabio quando è lontano dagli obiettivi fotografici e dai fittings?
Io sono sempre me stesso, che stia facendo una storia su instagram, che stia scrivendo un pezzo o che stia uscendo a cena con la mia compagna. La mia fortuna è che non recito una parte, sono sempre così. Pensa che la sartoria nello specifico, nei primi anni di attività, fu proprio un’ossessione ed io non me ne rendevo conto. Cercavo a mo’ di spugna di imparare sempre, sempre di più, qualsiasi cosa relativa a questo mondo. Di certo non mi sono mai annoiato, neanche per un secondo.

Lasciamoci con il futuro: dove vedi Fabio tra 10 anni?

Questa è la tipica domanda che cerco di non sottopormi mai (ride, ndr). Non lo so, Simone. Di certo voglio continuare a fare quello che mi piace. C’è un grosso progetto top secret per il prossimo anno ma di cui oltre non posso parlare. C’è The Bespoke Dudes Eyewear che sta diventando una bellissima realtà. C’è la mia amicizia-collaborazione con Velasca, siamo davvero in sintonia.

Vorrei continuare ad essere in questo mondo, con partecipazioni in vari progetti. E non mi interessa poi troppo ed unicamente il profitto: desidero trovarmi in progetti che mi rendano felice e che mi diano sempre lo stimolo di andare avanti e far meglio. Ecco, tutto qui.

A Fabio,

giovane che ha avvicinato i giovani ad un mondo dimenticato per troppo tempo. Che ha portato alla luce internazionale le piccole realtà artigianali d’Italia. Che ha creduto nei suoi sogni e nelle sue potenzialità, fungendo da esempio per tanti altri giovanissimi, me compreso. Ad maiora e grazie,
Simone Botta

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